RECENSIONE
Parla l’amico Gianni (farmacista ospedaliero)
L’autore del testo prende spunto dall’immagine dell’occhio, presente in copertina, immagine che simboleggia presso quasi tutti i popoli l’occhio divino che vede tutto. Infatti, nell’antichità l’occhio compariva abitualmente come raffigurazione del dio Sole. Anche nella Bibbia si parla dell’ “Occhio di Dio” per rappresentarne l’onnipresenza e l’onniscienza.
L’autore disserta amabilmente sulle forme di spiritualità che si riferiscono a un Dio che s’interessa passo passo delle vicende umane, (in grado di vedere “tutto”) e che confliggono con il pensiero predominante nella letteratura del secolo scorso che mette l’uomo al centro di tutto: e per “uomo” si intende anche il suo smarrimento, come ci rammenta T. S. Eliot nella sua The Waste Land, che testimonia lo smarrimento dell’uomo contemporaneo privo del senso del sacro con la sua lucida visione pessimistica della realtà, ritraendo la drammatica condizione della terra: alla caduta di ogni valore non corrispondono alternative possibili e la poesia non può fare altro che registrare la frantumazione e la desertificazione dell’umanità.
In questo spazio tematico, si inserisce quest’opera con cui l’autore tenta di tirare le fila di tutti questi spunti offerti dalla letteratura del Novecento confrontando chi ha creduto e chi no per tentare di capire cosa cambia e cosa resta uguale. Insomma, pensare una cosa nuova, logica, e crederci. La tematica affrontata è molto coinvolgente ma il tema viene trattato con una leggerezza narrativa che rende piacevole la lettura, un esempio di come la letteratura può divenire anche luogo di riflessione sulla natura, sulle scienze, sulle diverse forme di spiritualità mettendo in evidenza la possibilità per l’essere umano di concepire e costruire il suo futuro in modo da far coesistere la visione laica con la fede religiosa.
Buona lettura
Gian Pietro Montanari